Anastasio di Santa Severina ha lasciato tracce frammentarie nelle fonti storiche, ma la sua figura rimane un emblema del cristianesimo orientale nel VI secolo, epoca segnata da profonde tensioni e trasformazioni nella Chiesa bizantina. Come patriarca di Costantinopoli, Anastasio deve essere pensato come custode di una fede che si confrontava con diverse eresie, in particolare il monofisismo, che affermava la natura divina unica di Cristo escludendo quella umana, un tema centrale e controverso all’epoca.
La sua autorità religiosa si colloca in un momento in cui la capitale dell’impero romano d’Oriente non era solo un centro politico ma un fulcro spirituale di enorme influenza religiosa e culturale.
Il patriarca rappresenta dunque il punto di incontro tra la sua terra natale, Santa Severina, con le sue tradizioni calabresi, e il vasto mondo bizantino. La Calabria in quel tempo era un crocevia di culture, crogiuolo di spiritualità greca e latina; Anastasio incarna questa sintesi, portando con sé una parte di meridione nel cuore della cristianità.
L’attenzione del patriarca per le questioni dogmatiche e la sua funzione di guida spirituale in un periodo di divisioni lo rende una figura di prim’ordine, simbolo di un legame antico e profondo fra Oriente e Occidente.